Moscato

Il vitigno Moscato è l’omonimo vino che brilla di color oro e illumina i calici quando viene versato. Quest’uva vanta origini antichissime e nel trascorre dei secoli ha saputo contribuire in maniera importante allo sviluppo dei processi di vinificazione e alla vita socio-economica della Regione Piemonte.

Moscato

Il suo nome deriva dal latino “muscatus”, letteralmente “odore di muschio”, che si ritrova ampiamente e dolcemente quando lo si assaggia nelle versioni Moscato d’Asti Docg e Asti Docg.

Già i latini Catone e Columella lo menzionano come “Apianace”, che significa appetito delle api, proprio perché pare che questi piccoli insetti fossero attirati dalla sua dolcezza, caratteristica indiscussa e regina del palato che più contraddistingue quest’uva, insieme alla sua zona di origine, a cavallo tra le Langhe e l’Alto Monferrato.

Anche per lo sviluppo di questo vitigno i Reali di Casa Savoia diedero il loro contributo: a partire dal Duca Emanuele Filiberto di Savoia , che nel 1560, grazie a una massiva politica riorganizzativa dello Stato, diede importanza e spazio alla viticoltura. A conferma di ciò, nel 1606 il gioielliere Giovanni Battista Croce indica il Moscato nelle sue opere come “moscatello nostrale”, uva “eccellente”, “diffusa” e da “tutti conosciuta”.

Nel corso del tempo, con la conferma e consacrazione del pregio dell’uva e il raggiungimento di 148.000 quintali prodotti ogni annata, la città di Asti si trasforma nella capitale storica del Moscato bianco coltivato in Piemonte, anche detto “Moscato bianco di Canelli”, che identifica con l’omonimo nome il marchio di tutela per questo vino.

Le altre date da ricordare che hanno confermato questo fresco e dolce successo sono il 1932, con la costituzione del Consorzio di Tutela dell’Asti, il 1967, che vide la nascita della DOC, e il 1994, quando il Moscato d’Asti ottenne la DOCG.

I comuni adibiti alla produzione del Moscato d’Asti Docg e Asti Docg sono ben 52, tutti situati a cavallo tra le Langhe e l’Alto Monferrato.

Degustibus Moscato

Un vitigno ricco non solo per il suo livello di zuccheri ma anche per la sua storia e origine mediterranea, che si ritrova nei suoi tipici profumi di mela e salvia e nel colore giallo dorato, che brilla tra i filari. Il suo habitat ideale si trova in terreni sabbio-marnosi che consentono all’uva di germogliare precocemente. Le tipologie di vino che vengono prodotte sono il Moscato d’Asti Docg, che non prevede la presa di spuma, a differenza dell’ Asti Docg, tipica degli spumanti con tappo “a fungo”, chiuso dalla capsula e avvolto dalla gabbietta.

Il vino che ne deriva è marcato dalla dolcezza delle note di frutta gialla matura, di fiori d’arancio e di tiglio, che non stancano mai il palato. Il colore si presenta giallo paglierino intenso dorato, con sfumature color ambra che già richiamano la dolcezza del miele di acacia. Al naso sensazioni di pesca, mela e albicocca si incontrano con quelli della salvia e del glicine. In entrata fragranza e freschezza richiamano il tipico gusto della polpa dolce della frutta che persiste a lungo, ultimando nel fin di bocca con un carattere caldo ed elegante, con retrogusti di nocciola in sottofondo.

Bibere Moscato Cum

In tutte e due le tipologie il Moscato è un vino che va degustato a fine pasto, per concludere in dolcezza. Eccellente l’abbinamento con dolci da forno o di pasticceria, biscotti secchi e crostate. Così come suggeriva Mario Saldati, se accompagnato a salumi freschi l’anidride carbonica riuscirà a rinfrescare il palato, ammorbidito poi dalla succosità e dalla dolcezza, regalando così un ottimo contrasto dolce-salato.

© Erika Mantovan